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Non cala l’interesse dei cittadini per le questioni ambientali e di salute legate all’inceneritore del Gerbido. L’Incontro pubblico organizzato ieri sera, 4 dicembre, dal Comitato locale di controllo, ha visto la partecipazione di un’ottantina di persone che hanno riempito la sala del consiglio comunale di Beinasco ricavata nel suggestivo spazio della ex chiesa di Santa Croce.

L’assemblea è stata presieduta da Barbara Azzarà, consigliera delegata all’ambiente della Città metropolitana che presiede anche il Comitato locale di controllo. All’ordine del giorno gli aggiornamenti sui biomonitoraggi condotti nell’ambito del progetto di sorveglianza sanitaria Spott, la situazione delle emissioni dell’inceneritore e della qualità dell’aria nella zona e un primo bilancio per il 2018 dell’esercizio dell’impianto da parte di Trm.

Intanto, Barbara Azzarà ha annunciato che è nell’intenzione del Comitato e della Città metropolitana progettare una nuova stagione di biomonitoraggi, già ribattezzata “Spott 2”. Nel corso del prossimo anno saranno definiti i nuovi obiettivi del progetto che verranno sottoposti alle Asl coinvolte e all’Arpa che dovranno poi redigere il progetto dettagliato. Tra l’altro, nell’ultima seduta di Comitato, Trm ha ribadito che è disponibile a finanziare anche Spott 2.

Per quanto riguarda le analisi sanitarie e ambientali, emerge una situazione nettamente migliore rispetto ai primi anni di esercizio, il 2014 e il 2015, quando erano frequenti gli sforamenti dei limiti alle emissioni e quando le aspettative erano per carichi inquinanti dalle portate mai raggiunte in seguito.

Intanto, secondo l’esposizione di Antonella Bena, coordinatrice di Spott, dopo tre anni, le analisi sulla presenza di metalli nel sangue e nelle urine dei residenti, comparate con il campione dei “non residenti” nella zona del termovalorizzatore, non indicano un aumento di contaminanti. Offrono un quadro generale di effetti non positivi sulla salute di inquinamento generale e stili di vita a rischio (come il fumo) ma non evidenziano un impatto dell’inceneritore sulla salute delle persone. Anzi, ci sono alcuni metalli che presentano livelli maggiori nel campione di non residenti rispetto ai residenti.

Anche le analisi sugli Ipa oltre che sulle diossine e i Pcb nel personale che lavora dentro l’impianto, esposte da Manuela Orengia del progetto Spott, non danno risultati preoccupanti. Anzi, si registra, in alcuni casi, addirittura una diminuzione nel tempo dovuta, ipotizza l’Asl, a un generale miglioramento della qualità dell’aria a Torino e cintura.

Le emissioni a camino e la qualità dell’aria rilevata nella centralina a un Km e mezzo dal camino, sono state illustrate da Stefano Carbonato, coordinatore del gruppo emissioni in atmosfera di Arpa Torino e da Antonella Pannocchia, direttore generale del Dipartimento Arpa di Torino. Per quanto riguarda le emissioni a camino le “prestazioni sono soddisfacenti e la situazione è simile al 2017, a testimonianza che le emissioni, dopo un periodo iniziale problematico, sono andate stabilizzandosi”, ad eccezione del mercurio, però, che, pur migliorato rispetto agli sforamenti di due anni fa, presenta ancora livelli non soddisfacenti.

Per quanto riguarda gli sforamenti dei livelli di inquinanti controllati dal sistema in continuo si sono verificati soltanto tre episodi di sforamenti, due dei quali dovuti ad un abbassamento delle temperature nei forni dovute a un basso potere calorifico dei rifiuti immessi.

A proposito del mercurio, per Arpa, il sistema di abbattimento a carboni attivi installato quest’anno sulla linea 3, andrà installato anche sulle linee 1 e 2, perché si è visto che funziona davvero. Così come andranno installati anche sulla linea 1 e 2 i sistemi di monitoraggio in continuo sempre per il mercurio. Per il controllo e l’abbattimento del mercurio, infatti, l’inceneritore si sta rivelando un terreno di sperimentazione di sistemi nuovi.

Per la qualità complessiva dell’aria, la centralina di Beinasco, durante tutto il 2018 ha rilevato più o meno gli stessi valori riscontrati nella media delle altre 5 stazioni di monitoraggio e 4 punti con deposimetri dei comuni limitrofi.

Per i tecnici della Città metropolitana, il contributo aggiuntivo dell’inceneritore al peggioramento della qualità dell’aria c’è stato, ovviamente, ma in quantità davvero minime. La stima riportata da Alessandro Bertello è stata, per esempio, per le Pm10, di appena 0,2 microgrammi per metro cubo di aria e per il biossido di azoto, di 1,2 microgrammi per metro cubo.

Le domande del pubblico hanno riguardato aspetti della gestione dell’impianto e dei controlli. L’Asl To3 ha confermato che Spott termina nel 2019 con un report ad inizio anno sulle diossine nei residenti e un report in estate sugli Ipa nei residenti.

Sempre rispondendo a una domanda di un cittadino, Barbara Azzarà, per la Città metropolitana ha confermato che “non è assolutamente previsto né un ampliamento della capacità di smaltimento dell’impianto del Gerbido né la costruzione di un nuovo inceneritore”.

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