news

Il progetto Spott sarà prorogato per permettere l’elaborazione dei dati sulle diossine, mentre già si pensa a una “fase due” con una nuova stagione di monitoraggi sanitari a partire dal 2019.

Sono queste le decisioni del Comitato locale di controllo riunitosi oggi, 15 giugno, nella sede della Città metropolitana di Torino, sotto la presidenza del vicesindaco metropolitano Marco Marocco.

Nella riunione è stato presentato l’ottavo report del progetto Spott che riporta le conclusioni del lungo monitoraggio sulla concentrazione di metalli nella popolazione residente nella zona dell’impianto confrontata con quella che abitata lontano dal Gerbido. Antonella Bena, la coordinatrice del progetto, ha ribadito le conclusioni dello studio: «Nei tre momenti di analisi, effettuati prima che entrasse in funzione l’inceneritore, ad un anno dall’accensione e dopo tre anni di esercizio, abbiamo trovato una certa concentrazione di metalli sia nel campione di popolazione residente che in quella non residente nella zona di influenza. Ma la tendenza dal 2013 è di una leggera diminuzione. Soprattutto, la popolazione residente, dopo tre anni, non presenta una concentrazione maggiore di quella non residente. Anzi, per alcuni metalli, abbiamo scoperto il contrario: il campione di cittadini residenti più lontano, nelle circoscrizioni sud di Torino, mostra una concentrazione maggiore di quei metalli direttamente connessi al traffico veicolare, perché presenti nelle marmitte catalitiche».

Il risultato sorprendente della diminuzione della concentrazione dei metalli sarebbe da attribuire a un lento miglioramento complessivo della qualità dell’aria, che, è stato sottolineato, resta comunque un’aria dove è presente un tipico inquinamento da traffico veicolare e attività industriali. Lo studio ipotizza anche una stretta correlazione tra l’accumulo di metalli e le concentrazioni delle micropolveri nei mesi invernali precedenti (i prelievi sono sempre stati effettuati a giugno con riscaldamenti spenti e scuole chiuse e dunque minore traffico).

Uno studio specifico per capire gli effetti delle ricadute dei fumi dell’inceneritore diventa, così, il primo in Italia che mostra le concentrazioni di metalli negli organismi umani dovute all’inquinamento dell’aria.

Antonella Bena ha anche annunciato che il laboratorio dell’Istituto superiore di sanità ha finalmente consegnato i risultati delle analisi sulla presenza di diossine e Pcb nel sangue dei lavoratori dell’inceneritore. Ora ci vorrà altro tempo per elaborare questi risultati e per passare il vaglio del Comitato tecnico scientifico. Infine, si dovrà procedere alla redazione del report n.9 del progetto Spott. Si presume che la presentazione del report al Comitato locale di controllo possa avvenire non prima di novembre.

Il presidente Marocco e il sindaco di Beinasco Maurizio Piazza hanno ribadito la necessità di presentare le conclusioni di questi ultimi studi (metalli e diossine) in una seduta aperta di Comitato locale di controllo.

È stato così deciso di convocare questa assemblea pubblica nel mese di novembre a Beinasco.

Ma che per essere davvero concluso, il progetto Spott, attende ancora l’esito delle analisi su diossine e Pcb nei campioni di popolazione residente e non residente vicino all’impianto. L’Istituto superiore di sanità dovrebbe consegnare questi ultimi risultati in autunno inoltrato. Per questo, la dottoressa Bena ha chiesto una proroga della scadenza del progetto (che terminerebbe a dicembre 2018). La richiesta era per un anno in più e consegna entro dicembre 2019. Il Comitato ha deciso di accordare una proroga ma con la rassicurazione che l’ultimo report verrà consegnato entro giugno 2019.

Il Comitato ha così discusso della necessità di progettare, fin d’ora, un nuovo programma Spott. «Sarebbe utile – ha detto la Bena – mantenere un biomonitoraggio anche per i prossimi anni. Anche perché non sappiamo quali potrebbero essere gli effetti sulla salute nel lungo periodo e perché tra qualche anno l’inceneritore potrebbe iniziare a manifestare i primi segni di obsolescenza».

Lo studio Spott, per essere rinnovato, avrà bisogno di un nuovo budget di spesa, e per questo sono già stati chiesti i preventivi aggiornati all’Istituto superiore di sanità per nuove campagne di analisi.

Trm, la società che gestisce l’impianto, si è detta disponibile a rifinanziare il monitoraggio per gli anni a venire. «Siamo disponibili a finanziare un nuovo studio – ha dichiarato Mauro Pergetti, amministratore delegato – È anche nostro interesse migliorare ancora il patrimonio di informazioni sanitarie e ambientali collegate al nostro impianto. Aspettiamo i preventivi».

Il presidente del Comitato ha anche riferito di non avere ancora ricevuto risposta all’invito rivolto ufficialmente all’Associazione medici per l’ambiente perché venga in Comitato a riferire dello studio indipendente condotto sulle unghie di un campione di bambini.

torna all'inizio del contenuto