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L'Istituto superiore di sanità preferisce le analisi su sangue e urine per determinare metalli e diossine.

In una nota del 22 aprile 2013, la più alta istituzione scientifico-sanitaria italiana, dietro un parere richiesto dall’Asl To3, aveva ribadito che le “matrici” più affidabili per cercare metalli e diossine negli organismi umani sono, al momento, l’urina e il sangue.

Per le diossine, l’Iss, accoglie la possibilità che la ricerca si possa svolgere anche sul latte materno. Ma il risultato sarebbe lo stesso del sangue. «Diversi studi – scrive l’Istituto - hanno dimostrato che c’è una correlazione altamente significativa tra le concentrazioni nel sangue e quelle nel latte materno. In particolare per diossine, furani e Pcb gli studi hanno evidenziato un rapporto siero (del sangue ndr) e latte intorno a 1. Per questo motivo le concentrazioni rilevate nel siero possono essere predittive, in modo quantitativo, delle concentrazioni presenti nel latte materno». Vale a dire che sangue e latte danno gli stessi risultati, ma il latte ha lo svantaggio di essere prodotto solo da una piccola parte della popolazione (le donne che allattano) mentre il sangue può rappresentare un campione sufficientemente ampio della popolazione, puerpere comprese.

Per quanto riguarda i metalli l’Istituto afferma che per alcuni di questi come il piombo la matrice più adatta è il sangue intero mentre arsenico, cadmio e mercurio «possono essere determinati nelle urine».

Il mercurio, ammette l’Istituto, potrebbe essere ricercato anche nei capelli, ma questi hanno dei limiti non indifferenti. «I capelli - continua l'Iss – riflettono l’esposizione temporale di mesi o di anni ma presentano lo svantaggio di essere soggetti a contaminazioni esterne (cosmetici o deposizione di particolato atmosferico inquinato) per cui risulta difficile distinguere l’origine endogena (depositata attraverso lo stesso sangue) da quella esogena del contaminante. Sono stati sviluppate diverse procedure per il trattamento e lavaggio del campione-capello ma, non essendo standardizzate, non permettono di confrontare in maniera univoca i risultati ottenuti da studi diversi». Cioè, ci sono metodi (anche affidabili, sembra) per escludere che il capello sia stato sporcato da metalli esterni ma mancano delle standardizzazioni internazionali che permettano di stabilire quanto un capello è contaminato da metalli in concentrazioni significative, mentre per sangue e urine, questi standard internazionali ci sono e sono ampiamente utilizzati.

Lo stesso vale per le unghie. Però, oltre ad essere esposte, come i capelli, alla contaminazione esterna, le unghie «presentano un’elevata variabilità anche intra-individuale e una minore standardizzazione procedurale», cioè ci sono molte procedure fai da te ma poche procedure di campionamento e analisi standardizzate.

«La scelta del tipo di matrice – conclude l’Istituto – è condizionata dalla disponibilità di valori di riferimento affidabili per il confronto (cioè valori che mi facciano capire rispetto a quanto è davvero “alta” o “bassa” la concentrazione che ho rilevato ndr). I valori di riferimento non sono stimati per tutte le matrici ma solo per quelle più comunemente utilizzate quali sangue o siero e urina, mentre per matrici come unghie e capelli sono estremamente scarsi e parziali o del tutto assenti. Ciò rende meno interpretabile un dato ottenuto nella campagna di biomonitoraggio e, quindi, di minore utilità».  

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