Risposte a Domande Frequenti - Tutte le FAQs

Seleziona la Categoria

 

Durante la fase di progettazione, il Comitato Locale di Controllo – attraverso i propri tecnici – ha analizzato il progetto che TRM ha presentato per i fini autorizzativi e ha chiesto alcune modifiche finalizzate a migliorarne le prestazioni soprattutto da un punto di vista ambientale. Nel corso della fase di costruzione il Comitato Locale di Controllo ha chiesto costantemente a TRM di riferire in merito all’avanzamento dei lavori in cantiere.

 

Come previsto dalla normativa vigente, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie (e quindi anche in caso di superamento dei limiti emissivi) l’autorità competente (ovvero la Provincia di Torino) procede, a seconda della gravità delle infrazioni:

a) alla diffida, assegnando un termine entro il quale devono essere eliminate le irregolarità;

b) alla diffida e contestuale sospensione dell’attività autorizzata per un tempo determinato, ove si

manifestino situazioni di pericolo per l’ambiente;

c) alla revoca dell’autorizzazione e alla chiusura dell’impianto, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente;

Ad ulteriore chiarimento, si precisa che il Comitato Locale di Controllo, previsto dallo studio di microlocalizzazione dell’impianto del Gerbido e costituitosi il 18 gennaio 2006, svolge le seguenti attività:

-vigila sull’attività di progettazione, realizzazione e gestione condotta dalla Società Trattamento Rifiuti Metropolitani;

-garantisce, anche in contraddittorio con la Società Trattamento Rifiuti Metropolitani, la trasparenza, la pubblicità e la corretta impostazione delle soluzioni alle problematiche legate all’ambiente e alla salute pubblica, nelle fasi di sviluppo del progetto;

-promuove incontri periodici e momenti di confronto con i cittadini e le associazioni al fine di informarli sullo stato di avanzamento del progetto, sugli interventi di compensazione ambientale, sulle modalità di costruzione e, nella fase di esercizio, sulla gestione dell’impianto e sui risultati delle attività di controllo e di monitoraggio

 

Nell'area circostante. La qualità dell’aria viene controllata per mezzo di una rete di monitoraggio diffusa sul territorio che ha la finalità di fornire indicazioni sulle concentrazioni degli inquinanti in siti rappresentativi della minima, media e massima esposizione della popolazione. L’analisi complessiva dei dati rilevati e l’utilizzo dei modelli di dispersione delle emissioni forniscono una descrizione completa dei fenomeni di inquinamento atmosferico. Molte stazioni di monitoraggio prossime all’inceneritore (Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Torino Via Gaidano) essendo attive da più di 10 anni sono in grado di fornire una serie storica sufficientemente lunga per evidenziare i trend delle concentrazioni al netto delle variazioni annuali e di breve periodo dovute a differenti situazioni meteorologiche.

 

Tutti i dati rilevati dalla rete di monitoraggio sono reperibili nella relazione Uno sguardo all’aria predisposta annualmente da Provincia di Torino e ARPA Piemonte e possono essere consultati all'indirizzo: http://www.provincia.torino.gov.it/ambiente/inquinamento/eventi/sguardo

 

Oltre a queste stazioni, che verranno naturalmente mantenute anche dopo l’avvio dell’impianto, è operativa dal mese di ottobre 2012 a Beinasco, nei pressi del termovalorizzatore, un’ulteriore centralina per la misurazione della concentrazione in atmosfera degli inquinanti. La centralina è ubicata nel luogo dove gli studi di ricaduta delle emissioni dell’inceneritore hanno indicato le concentrazioni massime e sarà gestita da ARPA Piemonte.  

 

All'interno dell'impianto. È previsto un sistema di monitoraggio delle emissioni al camino finalizzato ad analizzare i fumi in uscita. Tale sistema è composto da due dispositivi in parallelo: uno invia i dati alla sala controllo e serve per la corretta gestione dell’impianto (controllo e regolazione della combustione e del processo di depurazione dei fumi); l’altro è invece collegato via modem all’ARPA Piemonte, l’organismo di controllo deputato a vigilare sul corretto funzionamento del termovalorizzatore. 

 

 

Assolutamente sì. Il Piano di Monitoraggio è suddiviso in tre fasi:


1. Il Bianco ambientale: è stata analizzata la qualità dell'ambiente prima della realizzazione dell'impianto; affidato dalla Provincia di Torino ad ARPA Piemonte, questo studio consente di avere a disposizione misurazioni relative allo stato della zona senza termovalorizzatore confrontabili con quelle che verranno rilevate successivamente;


2. Il Piano di monitoraggio della fase di cantiere: analizza eventuali impatti sulle falde idriche, sul clima acustico o sulla polverosità generata dalle attività di costruzione dell'impianto;


3. Il Piano di monitoraggio della fase di esercizio: sono state individuate le seguenti possibili fonti di impatto da tenere sotto controllo a partire dall'entrata in funzione dell'impianto attraverso rilievi in continuo e periodici a seconda della matrice ambientale in esame:

-le emissioni in atmosfera e le deposizioni al suolo;

-il rumore prodotto dalle operazioni eseguite all'interno dell'impianto;

-la possibilità che, per incidenti o anomalie/emergenze, sostanze potenzialmente inquinanti possano infiltrarsi nel suolo e contaminare la falda freatica;

-la possibilità che l'umidità prodotta dalle torri di raffreddamento possa determinare la formazione di ghiaccio lungo le vie di comunicazioni stradali prossime all'impianto.

 


Attualmente nel raggio di alcuni km attorno al sito del Gerbido sono già operative sei stazioni fisse del sistema regionale di rilevamento della qualità dell’aria a Collegno, Grugliasco, Orbassano, Beinasco e Torino (Parco Lingotto e Via Rubino). È stata inoltre installata a Beinasco la stazione prevista dall’autorizzazione provinciale.

 


L’autorizzazione prevede una programmazione molto stringente di controlli programmati da parte del soggetto controllore (Arpa Piemonte), ma le tempistiche dei controlli sono decise autonomamente da Arpa che li effettua senza darne preavviso al Gestore dell’impianto.

 


Il sistema di monitoraggio delle emissioni dell’impianto di Torino prevede, per ogni linea, un controllo in continuo attraverso due dispositivi di misura in parallelo, uno dei quali collegato direttamente via modem con l’ARPA Piemonte, la quale pertanto potrà disporre dei dati in tempo reale e avrà la possibilità di rilevare immediatamente malfunzionamenti o scostamenti rispetto ai parametri definiti dalla normativa. Inoltre sono previsti prelievi continui di diossine e furani, che - accumulati in fiale - verranno periodicamente inviati a laboratori specializzati per le analisi.

L’autorizzazione prevede una serie completa di controlli e monitoraggi, con cadenze e modalità diverse a seconda delle necessità. I controlli saranno effettuati in parte da TRM e in parte direttamente da Arpa Piemonte. La Provincia di Torino, inoltre, effettuerà verifiche per garantire il costante rispetto delle prescrizioni autorizzative dell’impianto.

Ad integrazione degli Enti di controllo previsti dalla normativa vigente, è stato istituito proprio il Comitato Locale di Controllo con funzioni di vigilanza complementare sulla corretta gestione dell’impianto.

 

L’impianto è autorizzato a trattare esclusivamente rifiuti non pericolosi. Il provvedimento autorizzativo (Autorizzazione integrata Ambientale n° 309-557341 del 21/12/2006, rinnovata con Determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche n° 27-3956/2012 del 6 febbraio 2012) elenca le tipologie di rifiuti per le quali è ammessa l’attività di incenerimento, identificandole attraverso il codice CER e prescrive che prima dell’accettazione dei rifiuti all’impianto il gestore acquisisca informazioni sui rifiuti al fine di verificare l’osservanza dei requisiti previsti in autorizzazione; in particolare gli eventuali rifiuti speciali non pericolosi ritirati dall’impianto dovranno essere soggetti ad una procedura di omologa che analizzi i parametri elencati nel piano di monitoraggio e controllo e dimostri la non pericolosità. L'impianto è stato autorizzato solo per ricevere il rifiuto residuo dalla raccolta differenziata (quello che oggi viene conferito in discarica) prodotto dai cittadini della provincia di Torino e i rifiuti assimilabili agli urbani, in ogni caso tutti rifiuti classificati dalla normativa come non pericolosi.

Ci sono inoltre una serie di meccanismi sia interni sia esterni che verranno messi in atto per garantire il rispetto di quanto stabilito nell’autorizzazione concessa a TRM. Da un punto di vista esterno, gli organismi preposti al controllo dell’impianto vigileranno in merito e sono naturalmente autorizzati all’ingresso in impianto in ogni momento lo ritengano opportuno.


Sono inoltre state prescritte, in sede autorizzativa, procedure di autocontrollo all’interno dell’impianto: i mezzi che conferiscono vengono sottoposti a pesatura all’ingresso; inoltre, ciascun mezzo viaggia con un formulario, cioè un documento che descrive provenienza e quantità del rifiuto. Vengono effettuate verifiche a campione: in caso di illecito la società ha il dovere di denunciare il conferitore di origine del mezzo poiché grazie al formulario si è in grado di risalire alla sua provenienza.

 

No. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente (comma 3-bis dell’art. 33 del decreto legislativo 3 aprile 2006), le spese occorrenti per effettuare i controlli sono a carico del gestore dell’impianto di incenerimento; le relative tariffe sono attualmente indicate nel Decreto ministeriale del 24 aprile 2008 e nella Deliberazione della Giunta Regionale n. 85 - 10404 del 22 dicembre 2008).

 

 

Lo studio di caratterizzazione dello stato ambientale nell’area circostante l’inceneritore del Gerbido  predisposto da ARPA Piemonte ha evidenziato che le ricadute degli inquinanti al suolo sono di entità modesta ed inferiori alle oscillazioni dovute alle differenti condizioni climatiche che si possono verificare in un determinato periodo rispetto ad un altro. Bisogna inoltre considerare che la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale  ha ulteriormente ridotto i limiti emissivi dell’impianto e che pertanto le ricadute calcolate nello studio ARPA sono sovrastimate di 2 o 3 volte a seconda dell’inquinante considerato.



 

In caso si verifichino impatti sull'ambiente circostante che si configurino come reati, la responsabilità sarà attribuita a seconda della tipologia di illecito al personale di vertice in ambito tecnico (direttore, dirigenti,...) o agli amministratori (Amministratore delegato, Consiglio di Amministrazione).

 

 

 

Durante la fase di progettazione dell'impianto e al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni per la costruzione, TRM ha redatto uno Studio di Impatto ambientale finalizzato a stimare gli impatti futuri dell'impianto. All'interno di questa analisi è stata anche valutata l'influenza dell'attività dell'impianto nell'aumento dell'incidenza tumorale.

Il rischio per la salute dell'uomo viene valutato confrontando le concentrazioni in aria delle singole sostanze inquinanti rispetto a valori soglia, cioè ai valori limite definiti dalla normativa in vigore o, in caso di assenza di normativa in materia, da indicatori definiti e accettati a livello internazionale.


In questo secondo caso, si è fatto riferimento a:


- quoziente di rischio (HQ) per sostanze non cancerogene: quanto più il valore è inferiore ad 1 tanto più accettabile è il rischio ad un'esposizione prolungata;

-indice di rischio (CR) per sostanze cancerogene: rappresenta l'aumento di probabilità di contrarre il cancro rispetto alla norma. Si considerano accettabili indici inferiori a 10-5, come previsto dal D.Lgs 152/06 (Allegato I al Titolo V).


In merito agli inquinanti valutati tramite indicatori di rischio dall'analisi condotta si evince che, sia in riferimento al quoziente di rischio per sostanze tossiche che all'indice di rischio per sostanze carcinogene, sebbene le ipotesi di calcolo adottate siano state estremamente conservative, tutti gli indici calcolati sono risultati di vari ordini di grandezza inferiori ai valori di accettabilità del rischio. Pertanto, è errato ritenere che chi vive vicino all'impianto abbia maggiori possibilità di contrarre una malattia di natura tumorale rispetto a chi vive in un'area più distante, a parità di altre condizioni.
Inoltre, nel bilancio globale, è necessario considerare che - grazie all'energia generata per il teleriscaldamento - si potranno chiudere molte caldaie domestiche, certamente più inquinanti perché prive di sistemi di trattamento dei fumi. Pertanto, questo si tradurrà in un vantaggio ambientale per l'area.


Per approfondire il confronto tra le emissioni dei moderni termovalorizzatori e quelle delle caldaie condominiali si veda l'indagine condotta da Federambiente  in collaborazione con il laboratorio LEAP in merito alle emissioni di particolato fine e ultrafine.

 

L’impianto è stato sottoposto ad una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e quindi le interazioni sono state considerate compatibili con l’ambiente. L’autorizzazione prescrive tutti i controlli e le verifiche affinché le previsioni della valutazione di impatto siano rispettate.

Lo Studio di Impatto Ambientale svolto nel 2006 ha permesso di raccogliere una considerevole mole di informazioni e dati ambientali utili a valutare il possibile impatto derivato dal funzionamento del termovalorizzatore. Le conclusioni sono state assolutamente confortanti in quanto un impianto moderno come quello di Torino Gerbido non va a modificare in maniera sostanziale il contesto ambientale di riferimento e risulta avere un impatto del tutto trascurabile sulla salute dei cittadini.
Infatti, gli impianti di incenerimento con recupero di energia di ultima generazione vengono realizzati con tecnologie altamente affidabili che permettono di abbattere gli inquinanti a livelli bassissimi e soprattutto decisamente minori rispetto alle altre fonti di inquinamento presenti sul nostro territorio e comunemente accettate. Infatti, i termovalorizzatori più recenti - come quello di Torino Gerbido - sono dotati di linee di depurazione dei fumi di combustione che prevedono un doppio stadio di filtrazione che consente di giungere a quote elevatissime di efficienza nell’abbattimento degli inquinanti.


Dallo studio emerge chiaramente che l'incremento determinato dall'esercizio del termovalorizzatore sulle emissioni totali della provincia di Torino è decisamente contenuto. Nello specifico, l’impianto inciderà all’incirca per lo 0,23% delle emissioni totali di PM10 della provincia di Torino; per lo 0,63% degli SO2; per lo 0,48% di NOx; per lo 0,07% di CO; per l’1,60% dei Metalli pesanti e per lo 0,96% degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).

 

Gli studi effettuati non mostrano significativi incrementi al suolo di sostanze contaminanti e perciò i terreni agricoli limitrofi all’impianto potranno sicuramente continuare ad essere coltivati.

 

Una compensazione nei termini in cui viene richiesta non è stata prevista, anche perché si sovrapporrebbe a tutte le normali iniziative di prevenzione effettuate dalle autorità sanitarie competenti.

 

Le ricadute ambientali stimate con l’entrata in esercizio dell’impianto di termovalorizzazione non fanno prevedere scostamenti significativi della qualità dell’aria rispetto all’attuale; al contrario, lo sfruttamento del calore prodotto per alimentare le reti di teleriscaldamento fa prevedere un bilancio ambientale sulla qualità dell’aria nel complesso lievemente positivo. Tuttavia, nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale per garantire il massimo livello di tutela dei cittadini interessati era stato previsto ed era stata prescritta l’attuazione di un piano di sorveglianza sanitaria organizzato secondo i criteri e le metodologie della epidemiologia ambientale. 

 

Infatti, nel provvedimento con il quale (D.G.P. n. 1317-433230/2006) la Provincia di Torino ha espresso Giudizio positivo di compatibilità ambientale ai sensi dell’art.12 della l.r. 40/98 relativamente all’ “Impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della Provincia di Torino”, proposto da TRM S.p.a., sono state definite specifiche prescrizioni.

 

In particolare la prescrizione  n. 7 alla sezione Monitoraggio dispone:

1.Dovrà essere definito un “Piano di sorveglianza sanitaria e di conoscenza della variazione dello stato di salute della popolazione residente”, con messa a disposizione di finanziamenti specifici le cui modalità potranno essere concordate con la Rete regionale dei Servizi di Epidemiologia della Regione Piemonte (di cui alla D.G.R. n 37 – 25948 del 16 novembre 1998) e in particolare con il servizio di epidemiologia ambientale dell’Arpa per gli aspetti di competenza. Tale piano dovrà comprendere almeno le seguenti attività:

-studi panel sulla componente occupazionale (lavoratori dello stabilimento), con sorveglianza regolare sullo stato di salute e sull’andamento dei rischi occupazionali 

-monitoraggio epidemiologico, con questionari e se necessario con rilevazioni biologiche, sulla popolazione residente, con particolare attenzione ai sottogruppi più sensibili (anziani, malati, bambini), con rilevazioni periodiche nella popolazione esposta e confronto con la media provinciale o regionale.

-sorveglianza degli effetti conosciuti nella popolazione esposta in base alle conoscenze di letteratura, in particolare nell’incidenza tumorale e nelle malformazioni congenite. A tal fine dovrà essere valutata con uno studio pilota l’opportunità di estendere l’areale coperto dal registro tumori ai comuni potenzialmente interessati e l’opportunità, sempre mediante studio pilota, di istituire un registro delle malformazioni congenite, ad oggi inesistente nell’areale di interesse.

-Istituzione di modalità trasparenti per la diffusione delle informazioni relative alla salute della popolazione, parallelamente e come integrazione delle informazioni sui livelli di inquinamento ambientali registrati dalle centraline di monitoraggio

 

La Provincia di Torino, con l’Arpa Piemonte e le ASL 1 e 3 sta coordinando tale attività, mediante la predisposizione operativa di un piano di sorveglianza sanitaria volto a monitorare e conoscere lo stato della salute della popolazione residente più prossima al sito di insediamento dell’Impianto di termovalorizzazione dei rifiuti della Provincia di Torino.

Tale piano è attualmente in fase di studio e di redazione e verrà a breve pubblicato ufficialmente sui siti istituzionali. 

A grandi linee possiamo anticipare che si tratta di un piano articolato in tre linee di attività.

La linea 1, in capo al Dipartimento di Epidemiologia e Salute Ambientale dell’ARPA Piemonte, comprende la sorveglianza in continuo di possibili effetti a breve termine delle emissioni, nonchè la valutazione di possibili effetti a lungo termine. Si tratta sostanzialmente di una sorveglianza epidemiologica sulle cause di ricovero, di malattia e di morte, effettuata a partire dai dati raccolti nelle strutture sanitarie. 

La linea 2, in capo ai Dipartimenti di Prevenzione delle Asl TO1 e TO3 con il supporto metodologico del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Ambientale dell’ARPA Piemonte, comprende un piano di biomonitoraggio su un campione rappresentativo di residenti negli stessi Comuni, con raccolta di campioni ematici, urinari e misura di parametri di funzionalità clinica. Il biomonitoraggio, per la prima volta in Italia, sarà eseguito sia prima dell’entrata in funzione dell’impianto, sia a distanza di tempo, successivamente all’entrata in funzione dell’impianto. Saranno misurate sugli stessi soggetti eventuali differenze tra valori pre e post, al netto di altri fattori che potrebbero determinare alterazioni.

La linea 3, in capo alla struttura Rischi e Danni da lavoro del Servizio Sovrazonale di Epidemiologia presso l’ASL TO3, comprende una sorveglianza straordinaria sui lavoratori che saranno occupati nell’impianto, con un’attività di biomonitoraggio che si aggiunge alle attività ordinarie di sorveglianza del medico competente, già prescritte per legge. I parametri biomonitorati sono gli stessi che saranno misurati sulla popolazione residente, e serviranno sia da confronto pre-post sugli stessi soggetti, sia da confronto con i valori registrati nella popolazione.

La Provincia di Torino ha inoltre affiancato il gruppo di lavoro,  che sta predisponendo il piano, con un Comitato Tecnico Scientifico composto da tre membri di comprovata esperienza a livello nazionale in materia di epidemiologia  ambientale, tossicologia, biomonitoraggio umano, valutazione degli effetti  sulla salute.

 

La programmazione delle necessità impiantistiche di smaltimento finale del rifiuto indifferenziato (a valle della raccolta differenziata) è affidata dalla norma vigente al Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) redatto dalla Provincia. Il PPGR  vigente, approvato nel 2006 , prevede la necessità di due impianti: l’inceneritore del Gerbido per il trattamento di 421.000 t/a e un secondo impianto per il trattamento di ulteriori 274.000 t/a (composti per poco più di un terzo da Rifiuti urbani indifferenziati e per quasi due terzi da fanghi di trattamento delle acque reflue e da rifiuti speciali non pericolosi derivanti dai processi di selezione delle raccolte differenziate), utili a soddisfare completamente il fabbisogno di smaltimento relativamente ai rifiuti urbani indifferenziati (pari a 530 mila t/a al termine dell’orizzonte di programmazione del PPGR 2006, cioè l’anno 2011). La Provincia di Torino nel 2009 ha evidenziato la necessità di aggiornare il PPGR (DGP 176 – 33971/2009 ) in particolare sul fabbisogno impiantistico; sebbene l’aggiornamento del PPGR non sia ancora giunto a formalizzazione, la tendenza di produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata costantemente monitorati dall’Osservatorio Provinciale Rifiuti consente di stimare al 2013 un fabbisogno di smaltimento di rifiuti urbani residui a valle della raccolta differenziata pari a circa 510 mila t/a, delle quali, come da autorizzazione, solo 421.000 t/a possono essere assorbite dall’impianto del Gerbido.

 

Il termovalorizzatore produrrà circa 15.000 t/anno di ceneri leggere e residui del trattamento fumi, classificati come rifiuti pericolosi e circa 89.000 t/anno di scorie, o ceneri pesanti, in genere classificate come non pericolose.

Le ceneri leggere e i residui da trattamento fumi verranno smaltiti in discarica previa inertizzazione e lo smaltimento sarà affidato a impianti specializzati per tutta la durata di esercizio dell’impianto.
Per quanto riguarda le scorie prodotte dall’impianto, l’autorizzazione vigente prescrive che il gestore dell’impianto presenti alla Provincia di Torino, prima dell’inizio delle operazioni di incenerimento, un cronoprogramma dettagliato per l’intero periodo di gestione autorizzata (febbraio 2012 – febbraio 2017), relativo alle procedure di affidamento mediante gara della gestione delle ceneri e scorie e l’elenco dei nominativi degli impianti finali, risultati aggiudicatari delle procedure di affidamento. Gli impianti che verranno individuati devono essere prioritariamente impianti di recupero.

Tra le possibili destinazioni per le scorie di incenerimento, sono da privilegiare le soluzioni indirizzate al recupero di materia, obiettivo che si rileva in piena sintonia con la vigente normativa comunitaria e nazionale. Le scorie provenienti dal processo di combustione dei rifiuti urbani possiedono infatti proprietà fisiche che ne consentirebbero il riutilizzo nella formazione di conglomerati bituminosi, nell’industria cementiera, nella produzione di inerti granulari per calcestruzzo e sottofondi stradali. Si sta anche valutando l’utilizzo delle scorie come materiale di ingegneria nelle discariche ancora in attività della Provincia.

 

L’opzione del trattamento a freddo dei rifiuti (trattamento meccanico-biologico) è stata valutata a più riprese nella programmazione provinciale dell’impiantistica di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti.

Il Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti 2005 (PPGR 2005) prevedeva infatti la realizzazione di 5 impianti di bioessiccazione; sulla base di ulteriori valutazioni il successivo PPGR 2006 ha ritenuto non più utile, dal punto di vista dell’efficace e dell’economicità, la realizzazione degli impianti di bioessiccazione.

La decisione di costruire un impianto di termovalorizzazione per chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti è stata assunta dalla Provincia di Torino, a seguito dell’operato di una Commissione Altamente Specializzata composta da autorevoli tecnici del settore, nell’ottica della massima precauzione dal punto di vista ambientale. Nello specifico, la Commissione ha comparato le migliori tecnologie disponibili (BAT) a livello europeo nel campo del trattamento dei rifiuti per fornire indicazioni sull’adozione del percorso che garantisse le migliori prestazioni coniugate con la massima sostenibilità ambientale in relazione ad un’area metropolitana vasta e popolosa come Torino.

Nel 2010, in fase di revisione del PPGR 2006, la Provincia ha riconsiderato la possibilità di fare ricorso al trattamento a freddo per il rifiuto urbano residuo alla raccolta differenziata (RUR) e ha richiesto ad ATO-R di condurre un approfondimento sulle diverse tecnologie di trattamento meccanico biologico dei rifiuti. ATO-R, in collaborazione con il Politecnico di Torino, ha effettuato uno studio dal titolo “Applicabilità dei trattamenti meccanico-biologici nel ciclo integrato dei rifiuti urbani della provincia di Torino”, pubblicato come Quaderno di Ingegneria Ambientale numero 53, che analizzava sotto l’aspetto ambientale, economico, di affidabilità tecnica e della produzione di residui, diversi schemi di processo TMB. 

Sulla base di questa analisi nessuna delle soluzioni impiantistiche prese in esame appariva idonea ad essere inserita proficuamente nel ciclo integrato dei rifiuti della provincia di Torino.


Inoltre, va ricordato che gli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) non possono essere considerati delle alternative all’incenerimento ma piuttosto degli impianti di pre-trattamento complementari ai termovalorizzatori. Infatti, gli impianti di TMB – limitandosi a separare i rifiuti ad essi conferiti – producono un flusso ingente di scarti che deve essere conferito o in discarica o inviato ad un impianto di recupero energetico come quello di Gerbido.

 

Si ricorda infine che la normativa europea vieta il conferimento in discarica di rifiuti con potere calorifico superiore a 13.000 kJ/kg.

 

 

 

L’impianto è autorizzato a incenerire 421.000 tonnellate/anno di rifiuti. L’Osservatorio Provinciale Rifiuti stima al 2013 una produzione di rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata pari a circa 510.000 t/a.

Inoltre, è necessario considerare che l’impianto è comunque autorizzato a smaltire anche 

-tutto il residuo dei processi di riciclo delle frazioni differenziabili; 

-i rifiuti assimilabili agli urbani prodotti in provincia di Torino.


A titolo di esempio, segnaliamo che le attività di recupero di materia producono una buona percentuale di scarti da conferire o in discarica o ad impianti di recupero energetico.


Pertanto, considerata la situazione attuale e per i prossimi anni, è difficile ritenere che l’impianto di Gerbido sia sovra-dimensionato rispetto alle esigenze del territorio. Tuttavia, nel caso auspicato di importante riduzione di rifiuti indifferenziati e assimilabili agli urbani da smaltire, il termovalorizzatore potrebbe ridurre la propria attività; si ricorda infatti che la scelta di realizzare tali impianti su più linee consente di ottenere un’elevata flessibilità e adattabilità alle quantità di rifiuti prodotti.

 

Il rifiuto è naturalmente in grado di bruciare in modo autonomo, senza alcun bisogno di altro combustibile. In situazioni di processo particolari, limitate nella frequenza e nella durata, si fa ricorso al metano per mantenere i parametri di combustione a livelli ottimali e per garantire il rispetto dei limiti normativi. L'utilizzo del metano avviene: durante la fase di accensione e spegnimento dei forni a seguito delle operazioni di manutenzione ordinaria e/o straordinaria (analogamente a quanto avviene per l’accensione di un caminetto); nel caso in cui la temperatura all’interno della caldaia scenda al di sotto degli 850° C per permettere l’attivazione dei bruciatori ausiliari riportando così la temperatura tra i 1000° e i 1200° C. Il consumo annuale previsto è pari a circa 1.500.000 Sm3 (standard metri cubi) che equivale, in termini energetici, a circa l’1% dell’energia contenuta nei rifiuti trattati.
L’impianto, secondo stime da progetto, produrrà annualmente energia elettrica pari a 350.000 MWh/anno – sufficiente per soddisfare circa 175.000 famiglie di 3 persone - ed energia termica pari a 170.000 MWh/anno – sufficiente a riscaldare circa 17.000 abitazioni da 100mq. L’autoconsumo di energia elettrica dell’impianto stesso sarà di 56.000 MWh/anno, ossia circa il 13% dell’energia totale prodotta.

 

La maggior parte dei rifiuti urbani da conferire all’impianto è prodotta da Torino e da comuni posti nelle immediate vicinanze del Gerbido. Circa la metà dei rifiuti urbani prodotti dalla città di Torino già oggi confluisce sul cantiere Amiat di via Gorini per essere poi indirizzata verso gli impianti di destinazione finale. Sia il conferimento dei rifiuti che l’allontanamento dei residui dell’impianto mediante ferrovia sono favoriti dalla vicinanza del nodo ferroviario di Orbassano. È in corso di svolgimento lo Studio di fattibilità del trasporto ferroviario dei rifiuti al termovalorizzatore dal quale si otterranno le indicazioni relative alla logistica e ai costi per valutare la convenienza ambientale ed economica ad organizzare il trasporto di una parte dei rifiuti su ferro.

 

 L’obiettivo primario per cui è stato progettato e costruito il termovalorizzatore del Gerbido è quello di chiudere il ciclo di gestione rifiuti della provincia di Torino e abbandonare il sistema discarica, secondo quanto imposto dall’Unione Europea; la valorizzazione del rifiuto che deriva dallo sfruttamento del suo potere calorifico rappresenta un valore aggiunto che tra l’altro consente notevoli vantaggi ambientali e non solo economici. 

Perciò oltre a smaltire i rifiuti urbani prodotti dall’Ambito Torinese, l'impianto consente nel contempo di recuperare energia:

- energia elettrica pari a 350.000 MWh/anno (fabbisogno annuo di circa 175.000 utenze familiari di 3 persone);
- energia termica pari a 170.000 MWh/anno (fabbisogno annuo di circa 17.000 utenze medie da 100 m2).

In Italia, il recupero di energia è un requisito obbligatorio di qualsiasi impianto finalizzato alla termodistruzione dei rifiuti (urbani o speciali) espressamente prescritto dalle disposizioni normative fin dal D.Lgs 22/1997.L’obbligatorietà di un elevato livello di recupero energetico per l’incenerimento dei rifiuti è stata ribadita anche dal D.Lgs. n. 205/2010, che distingue gli inceneritori di rifiuti urbani in impianti di smaltimento e impianti di recupero. In particolare un inceneritore di rifiuti urbani va considerato impianto di recupero se la sua efficienza energetica risulta uguale o superiore a 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità alla normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1º gennaio 2009, e a 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008.

 

L’ipotesi che non vi siano rifiuti con i quali alimentare l’impianto appare oggi non realistica. Il termovalorizzatore del Gerbido è infatti autorizzato per 421.000 t/anno di rifiuti; la produzione di rifiuto indifferenziato da smaltire nella Provincia di Torino ammonta a circa 510.000 t/anno (stima per il 2013).

No. L’impianto è autorizzato a incenerire 421.000 tonnellate/anno di rifiuti. Si tenga presente che la sola produzione di RUR della Provincia di Torino ammonta a circa 510.000 t/anno (stima per il 2013) per cui una parte del rifiuto urbano residuo dovrà trovare collocazione, per il momento, nelle discariche della provincia che presentano ancora una disponibilità di volumi.

 

L’Osservatorio Provinciale Rifiuti stima al 2013 una produzione di rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata pari a circa 510.000 t/a, delle quali solo 421.000 t/anno sono previste essere smaltite al Gerbido. È pertanto necessario ridurre la produzione totale dei rifiuti e aumentare la raccolta differenziata, tenendo ovviamente in considerazione la qualità della raccolta differenziata.

 

La percentuale di raccolta differenziata viene monitorata annualmente per tutti i comuni del territorio provinciale (http://www.provincia.torino.gov.it/ambiente/rifiuti/osservatorio/elaborazioni_analisi ). L’ultimo dato validato disponibile è quello relativo al 2011 che vede l’intero territorio provinciale al 50,13% e i seguenti risultati raggiunti nei 6 comuni limitrofi al Gerbido:

Beinasco – 59,8%

Grugliasco – 54%

Orbassano – 60,6%

Rivalta – 65,3%

Rivoli – 51,5%

Torino – 43%

 


Le comunità comprese nell’area di influenza degli impianti di smaltimento dei rifiuti hanno diritto ad ottenere 2 tipi di compensazioni: - una compensazione una tantum commisurata al valore dell’investimento – una compensazione commisurata al volume dell’attività per tutta la durata dell’impianto. La riduzione della tassa rifiuti (oggi TARES) può essere finanziata dai Comuni interessati attingendo, annualmente, dagli importi incassati dal secondo tipo di compensazione; Infatti i Comuni a cui spetta la definizione delle tariffe del servizio di igiene urbana, ogni anno assumono specifica delibera in cui possono determinare modalità ed entità delle riduzioni tariffarie a favore di specifiche categorie di utenti. 

 

La realizzazione di ogni impianto legato alla gestione del ciclo dei rifiuti, e non solo, comporta impatti e disagi che devono essere valutati e compensati con interventi destinati a migliorare la qualità ambientale del territorio e la qualità di vita dei cittadini. Le compensazioni ambientali sono pertanto rivolte a questa finalità prevalentemente mediante la messa in atto di misure concrete, quali ad esempio: interventi per il miglioramento della qualità dell’aria con il passaggio al teleriscaldamento, riduzione di fattori di impatto preesistenti, realizzazione di spazi verdi ad uso pubblico con forestazione e piantumazioni al fine di limitare l’inquinamento acustico e creare cortine visive, interventi migliorativi sul sistema viario e sul trasporto per ferrovia.  

 

Sul piano non sono individuati i singoli immobili, ma le aree urbanizzate che potranno essere utilmente collegate al sistema di teleriscaldamento alimentato dal termovalorizzatore. Si tratta in primo luogo delle parti dei comuni di Rivoli, Collegno e Grugliasco servite da una rete di teleriscaldamento già esistente alimentata dalla centrale Cento di Rivoli (costituita da turbogas e caldaie a metano) e dalle caldaie di integrazione a metano della centrale Nove a Grugliasco. Il calore prodotto in cogenerazione dal termovalorizzatore dovrebbe integrare e sostituire in buona parte quello prodotto dai suddetti impianti. Si prevede inoltre la realizzazione di una rete nella parte del Comune di Beinasco a Nord del Sangone, il cui fabbisogno termico sarà interamente fornito dal termovalorizzatore, salvo arresti dello stesso. Si prevede inoltre, in una seconda fase, il collegamento del termovalorizzatore con la rete di teleriscaldamento di Torino Sud, che potrebbe assorbire la quota restante di calore producibile in cogenerazione.

 

Il soggetto individuato nella gara per la privatizzazione di TRM spa, la società “TLR V”, ha sottoscritto il 21/12/12 con ATO-R il “Contratto per la realizzazione del sistema infrastrutturale del teleriscaldamento” fornito dall’impianto del Gerbido. Pertanto tale soggetto si occuperà sia dal punto di vista tecnico che economico  della realizzazione e gestione delle tubazioni per il passaggio del calore in uscita dal termovalorizzatore fino ai punti di connessione con le reti di teleriscaldamento urbane, ai confini con i territori dei Comuni interessati.

A valle dei punti di connessione ogni intervento sarà a carico del gestore della rete specifica.

Per quanto riguarda Grugliasco, il punto di connessione è Via Pietro Micca, dal quale parte la rete di teleriscaldamento nel territorio comunale di Grugliasco, già esistente, e collegata con Rivoli e Collegno.

Lo stesso punto di connessione potrà essere utilizzato per implementare la rete del teleriscaldamento di Torino gestita da IREN.

Per quanto riguarda Beinasco il punto di consegna è Strada Torino; a questa condotta si connetterà la rete di teleriscaldamento cittadina ancora da realizzare. Gli oneri economici per tale rete urbana verranno sostenuti dal gestore che sarà individuato dal Comune.

 

No, ogni utente potenziale sceglierà, in base alla propria convenienza e utilità, se allacciarsi o meno al teleriscaldamento. 

 

Il costo del calore da teleriscaldamento è di solito strettamente legato al costo del metano e rispetto a quest’ultimo, considerati anche i costi di gestione, il teleriscaldamento consente un risparmio del 7-10%. In ogni caso tariffe e costi di allacciamento nei casi specifici sono definiti dai contratti e dagli accordi commerciali con il gestore della rete di distribuzione. 

 

La fermata San Luigi – Orbassano della linea FM5 ed il relativo movicentro saranno accessibili attraverso la rotatoria esistente sulla SP 174 all’incrocio con la Strada San Luigi. Le opere viabili di accesso e di organizzazione del movicentro comporteranno un adeguamento geometrico e funzionale dell’infrastruttura esistente che garantirà la sicurezza e la facilità di entrata e uscita dei mezzi di trasporto pubblico e privato.

 

La linea ferroviaria FM5 è parte del Sistema Ferroviario Metropolitano che comprende 5 linee le quali, utilizzando il passante ferroviario,  serviranno una vasta area di circa 50 Km di raggio intorno a Torino. La linea FM5  collegherà Orbassano - San Luigi con Torino Stura passando per le previste fermate di Allamano e Capitol e per le stazioni di Porta Susa, Dora e Rebaudengo. Il servizio previsto sulle linee del SFM, e quindi anche sulla FM5, si infittisce nelle ore di punta, ma, allo stesso tempo, si sviluppa con regolarità nell’arco della giornata, con treni cadenzati ogni 30 minuti nelle ore di punta,  con eventuali rinforzi a 15 minuti per rispondere ai picchi di domanda, e ogni 60 minuti nelle ore di estremità. 

Per quanto concerne la Fermata San Luigi - Orbassano è prevista la realizzazione di un “Movicentro” costituito da un parcheggio per auto e moto veicoli, da una serie di stalli per la fermata degli autobus e per il servizio navetta “movicentro – ospedale”, oltre che da una piccola stazione dotata di bar, sala d’attesa e servizi passeggeri.  

 
FAQs - Tutte le FAQs
No faqs match your search criteria

Convocazioni

  • *** Spostato a Torino il Comitato del 29 gennaio. *** +

    Per motivi tecnici e logistici legati anche alla presenza del Dott. Alimonti dell'Istituto Superiore di Sanità proveniente da Roma, la Read More
  • 1