Risposte a Domande Frequenti - L'IMPIANTO E I SERVIZI CONNESSI

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FAQs - L'IMPIANTO E I SERVIZI CONNESSI

La programmazione delle necessità impiantistiche di smaltimento finale del rifiuto indifferenziato (a valle della raccolta differenziata) è affidata dalla norma vigente al Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) redatto dalla Provincia. Il PPGR  vigente, approvato nel 2006 , prevede la necessità di due impianti: l’inceneritore del Gerbido per il trattamento di 421.000 t/a e un secondo impianto per il trattamento di ulteriori 274.000 t/a (composti per poco più di un terzo da Rifiuti urbani indifferenziati e per quasi due terzi da fanghi di trattamento delle acque reflue e da rifiuti speciali non pericolosi derivanti dai processi di selezione delle raccolte differenziate), utili a soddisfare completamente il fabbisogno di smaltimento relativamente ai rifiuti urbani indifferenziati (pari a 530 mila t/a al termine dell’orizzonte di programmazione del PPGR 2006, cioè l’anno 2011). La Provincia di Torino nel 2009 ha evidenziato la necessità di aggiornare il PPGR (DGP 176 – 33971/2009 ) in particolare sul fabbisogno impiantistico; sebbene l’aggiornamento del PPGR non sia ancora giunto a formalizzazione, la tendenza di produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata costantemente monitorati dall’Osservatorio Provinciale Rifiuti consente di stimare al 2013 un fabbisogno di smaltimento di rifiuti urbani residui a valle della raccolta differenziata pari a circa 510 mila t/a, delle quali, come da autorizzazione, solo 421.000 t/a possono essere assorbite dall’impianto del Gerbido.

 

Il termovalorizzatore produrrà circa 15.000 t/anno di ceneri leggere e residui del trattamento fumi, classificati come rifiuti pericolosi e circa 89.000 t/anno di scorie, o ceneri pesanti, in genere classificate come non pericolose.

Le ceneri leggere e i residui da trattamento fumi verranno smaltiti in discarica previa inertizzazione e lo smaltimento sarà affidato a impianti specializzati per tutta la durata di esercizio dell’impianto.
Per quanto riguarda le scorie prodotte dall’impianto, l’autorizzazione vigente prescrive che il gestore dell’impianto presenti alla Provincia di Torino, prima dell’inizio delle operazioni di incenerimento, un cronoprogramma dettagliato per l’intero periodo di gestione autorizzata (febbraio 2012 – febbraio 2017), relativo alle procedure di affidamento mediante gara della gestione delle ceneri e scorie e l’elenco dei nominativi degli impianti finali, risultati aggiudicatari delle procedure di affidamento. Gli impianti che verranno individuati devono essere prioritariamente impianti di recupero.

Tra le possibili destinazioni per le scorie di incenerimento, sono da privilegiare le soluzioni indirizzate al recupero di materia, obiettivo che si rileva in piena sintonia con la vigente normativa comunitaria e nazionale. Le scorie provenienti dal processo di combustione dei rifiuti urbani possiedono infatti proprietà fisiche che ne consentirebbero il riutilizzo nella formazione di conglomerati bituminosi, nell’industria cementiera, nella produzione di inerti granulari per calcestruzzo e sottofondi stradali. Si sta anche valutando l’utilizzo delle scorie come materiale di ingegneria nelle discariche ancora in attività della Provincia.

 

L’opzione del trattamento a freddo dei rifiuti (trattamento meccanico-biologico) è stata valutata a più riprese nella programmazione provinciale dell’impiantistica di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti.

Il Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti 2005 (PPGR 2005) prevedeva infatti la realizzazione di 5 impianti di bioessiccazione; sulla base di ulteriori valutazioni il successivo PPGR 2006 ha ritenuto non più utile, dal punto di vista dell’efficace e dell’economicità, la realizzazione degli impianti di bioessiccazione.

La decisione di costruire un impianto di termovalorizzazione per chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti è stata assunta dalla Provincia di Torino, a seguito dell’operato di una Commissione Altamente Specializzata composta da autorevoli tecnici del settore, nell’ottica della massima precauzione dal punto di vista ambientale. Nello specifico, la Commissione ha comparato le migliori tecnologie disponibili (BAT) a livello europeo nel campo del trattamento dei rifiuti per fornire indicazioni sull’adozione del percorso che garantisse le migliori prestazioni coniugate con la massima sostenibilità ambientale in relazione ad un’area metropolitana vasta e popolosa come Torino.

Nel 2010, in fase di revisione del PPGR 2006, la Provincia ha riconsiderato la possibilità di fare ricorso al trattamento a freddo per il rifiuto urbano residuo alla raccolta differenziata (RUR) e ha richiesto ad ATO-R di condurre un approfondimento sulle diverse tecnologie di trattamento meccanico biologico dei rifiuti. ATO-R, in collaborazione con il Politecnico di Torino, ha effettuato uno studio dal titolo “Applicabilità dei trattamenti meccanico-biologici nel ciclo integrato dei rifiuti urbani della provincia di Torino”, pubblicato come Quaderno di Ingegneria Ambientale numero 53, che analizzava sotto l’aspetto ambientale, economico, di affidabilità tecnica e della produzione di residui, diversi schemi di processo TMB. 

Sulla base di questa analisi nessuna delle soluzioni impiantistiche prese in esame appariva idonea ad essere inserita proficuamente nel ciclo integrato dei rifiuti della provincia di Torino.


Inoltre, va ricordato che gli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) non possono essere considerati delle alternative all’incenerimento ma piuttosto degli impianti di pre-trattamento complementari ai termovalorizzatori. Infatti, gli impianti di TMB – limitandosi a separare i rifiuti ad essi conferiti – producono un flusso ingente di scarti che deve essere conferito o in discarica o inviato ad un impianto di recupero energetico come quello di Gerbido.

 

Si ricorda infine che la normativa europea vieta il conferimento in discarica di rifiuti con potere calorifico superiore a 13.000 kJ/kg.

 

 

 

L’impianto è autorizzato a incenerire 421.000 tonnellate/anno di rifiuti. L’Osservatorio Provinciale Rifiuti stima al 2013 una produzione di rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata pari a circa 510.000 t/a.

Inoltre, è necessario considerare che l’impianto è comunque autorizzato a smaltire anche 

-tutto il residuo dei processi di riciclo delle frazioni differenziabili; 

-i rifiuti assimilabili agli urbani prodotti in provincia di Torino.


A titolo di esempio, segnaliamo che le attività di recupero di materia producono una buona percentuale di scarti da conferire o in discarica o ad impianti di recupero energetico.


Pertanto, considerata la situazione attuale e per i prossimi anni, è difficile ritenere che l’impianto di Gerbido sia sovra-dimensionato rispetto alle esigenze del territorio. Tuttavia, nel caso auspicato di importante riduzione di rifiuti indifferenziati e assimilabili agli urbani da smaltire, il termovalorizzatore potrebbe ridurre la propria attività; si ricorda infatti che la scelta di realizzare tali impianti su più linee consente di ottenere un’elevata flessibilità e adattabilità alle quantità di rifiuti prodotti.

 

Il rifiuto è naturalmente in grado di bruciare in modo autonomo, senza alcun bisogno di altro combustibile. In situazioni di processo particolari, limitate nella frequenza e nella durata, si fa ricorso al metano per mantenere i parametri di combustione a livelli ottimali e per garantire il rispetto dei limiti normativi. L'utilizzo del metano avviene: durante la fase di accensione e spegnimento dei forni a seguito delle operazioni di manutenzione ordinaria e/o straordinaria (analogamente a quanto avviene per l’accensione di un caminetto); nel caso in cui la temperatura all’interno della caldaia scenda al di sotto degli 850° C per permettere l’attivazione dei bruciatori ausiliari riportando così la temperatura tra i 1000° e i 1200° C. Il consumo annuale previsto è pari a circa 1.500.000 Sm3 (standard metri cubi) che equivale, in termini energetici, a circa l’1% dell’energia contenuta nei rifiuti trattati.
L’impianto, secondo stime da progetto, produrrà annualmente energia elettrica pari a 350.000 MWh/anno – sufficiente per soddisfare circa 175.000 famiglie di 3 persone - ed energia termica pari a 170.000 MWh/anno – sufficiente a riscaldare circa 17.000 abitazioni da 100mq. L’autoconsumo di energia elettrica dell’impianto stesso sarà di 56.000 MWh/anno, ossia circa il 13% dell’energia totale prodotta.

 

La maggior parte dei rifiuti urbani da conferire all’impianto è prodotta da Torino e da comuni posti nelle immediate vicinanze del Gerbido. Circa la metà dei rifiuti urbani prodotti dalla città di Torino già oggi confluisce sul cantiere Amiat di via Gorini per essere poi indirizzata verso gli impianti di destinazione finale. Sia il conferimento dei rifiuti che l’allontanamento dei residui dell’impianto mediante ferrovia sono favoriti dalla vicinanza del nodo ferroviario di Orbassano. È in corso di svolgimento lo Studio di fattibilità del trasporto ferroviario dei rifiuti al termovalorizzatore dal quale si otterranno le indicazioni relative alla logistica e ai costi per valutare la convenienza ambientale ed economica ad organizzare il trasporto di una parte dei rifiuti su ferro.

 

 L’obiettivo primario per cui è stato progettato e costruito il termovalorizzatore del Gerbido è quello di chiudere il ciclo di gestione rifiuti della provincia di Torino e abbandonare il sistema discarica, secondo quanto imposto dall’Unione Europea; la valorizzazione del rifiuto che deriva dallo sfruttamento del suo potere calorifico rappresenta un valore aggiunto che tra l’altro consente notevoli vantaggi ambientali e non solo economici. 

Perciò oltre a smaltire i rifiuti urbani prodotti dall’Ambito Torinese, l'impianto consente nel contempo di recuperare energia:

- energia elettrica pari a 350.000 MWh/anno (fabbisogno annuo di circa 175.000 utenze familiari di 3 persone);
- energia termica pari a 170.000 MWh/anno (fabbisogno annuo di circa 17.000 utenze medie da 100 m2).

In Italia, il recupero di energia è un requisito obbligatorio di qualsiasi impianto finalizzato alla termodistruzione dei rifiuti (urbani o speciali) espressamente prescritto dalle disposizioni normative fin dal D.Lgs 22/1997.L’obbligatorietà di un elevato livello di recupero energetico per l’incenerimento dei rifiuti è stata ribadita anche dal D.Lgs. n. 205/2010, che distingue gli inceneritori di rifiuti urbani in impianti di smaltimento e impianti di recupero. In particolare un inceneritore di rifiuti urbani va considerato impianto di recupero se la sua efficienza energetica risulta uguale o superiore a 0,60 per gli impianti funzionanti e autorizzati in conformità alla normativa comunitaria applicabile anteriormente al 1º gennaio 2009, e a 0,65 per gli impianti autorizzati dopo il 31 dicembre 2008.

 

L’ipotesi che non vi siano rifiuti con i quali alimentare l’impianto appare oggi non realistica. Il termovalorizzatore del Gerbido è infatti autorizzato per 421.000 t/anno di rifiuti; la produzione di rifiuto indifferenziato da smaltire nella Provincia di Torino ammonta a circa 510.000 t/anno (stima per il 2013).

No. L’impianto è autorizzato a incenerire 421.000 tonnellate/anno di rifiuti. Si tenga presente che la sola produzione di RUR della Provincia di Torino ammonta a circa 510.000 t/anno (stima per il 2013) per cui una parte del rifiuto urbano residuo dovrà trovare collocazione, per il momento, nelle discariche della provincia che presentano ancora una disponibilità di volumi.

 

L’Osservatorio Provinciale Rifiuti stima al 2013 una produzione di rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata pari a circa 510.000 t/a, delle quali solo 421.000 t/anno sono previste essere smaltite al Gerbido. È pertanto necessario ridurre la produzione totale dei rifiuti e aumentare la raccolta differenziata, tenendo ovviamente in considerazione la qualità della raccolta differenziata.

 

Convocazioni

  • *** Spostato a Torino il Comitato del 29 gennaio. *** +

    Per motivi tecnici e logistici legati anche alla presenza del Dott. Alimonti dell'Istituto Superiore di Sanità proveniente da Roma, la Read More
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